Malattie generali - Studio Veterinario Pineschi Angela

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Malattie generali

Articoli utili per il tuo "AMICO"


Filariosi cardio-polmonare


La filariosi cardio polmonare è una pericolosa malattia parassitaria che colpisce i cani (ma anche i gatti e altri animali domestici) con conseguenze che possono essere letali. Trasmessa dalle punture di zanzara, ha il suo picco nella stagione calda.

Che cos’è la filariosi?

La filariosi è una malattia parassitaria che si trasmette da un cane ammalato a un cane sano attraverso la puntura di zanzara. Può essere di due tipi:

- Filariosi cutanea: provocata dal parassita Dirofilaria repens, ha conseguenze solo sulla pelle e può essere contratta anche dall’uomo.

- Filariosi caldiopolmonare: causata dal parassita Dirofilaria immitis, non è pericolosa per l’uomo ma può essere letale per il cane e per altri animali domestici. I sintomi sono dimagrimento,   poca resistenza allo sforzo e tosse.
Come si trasmette la filariosi cardiopolmonare?

Quando una zanzara punge un cane infestato dalla filariosi, insieme al suo sangue succhia anche alcune microfilarie che, alla puntura successiva, saranno inoculate nei tessuti di un altro cane o di un altro animale. Nel nuovo ospite le microfilarie iniziano a crescere e a spostarsi verso il cuore dove, divenute ormai vermi adulti (fino a 30 centimetri di lunghezza), possono cominciare il loro ciclo riproduttivo producendo altre microfilarie.

L’invasione colpisce solitamente l’arteria polmonare, la vena cava inferiore e l’atrio destro del cuore: un singolo animale ammalato può ospitare da 3 a 50 parassiti adulti che vivono fino a 7 anni, sempre che non ne provochino prima la morte.
Il periodo di maggior pericolo è quello in cui sono attive le zanzare, da febbraio a novembre con un picco nei mesi estivi.



Prevenire si può.

La filariosi può essere prevenuta efficacemente somministrando al cane diversi tipi di prodotto:

- tavolette o pastiglie: vanno date all’animale una volta al mese per tutto il periodo di presenza delle zanzare.
- fialette: da applicare come l’antipulci sulla schiena dell’animale una volta al mese.
- iniezione: da far fare al veterinario una volta l’anno, mette al riparo da eventuali dimenticanze nella prevenzione.

FIV o Immunodeficienza virale felina
È una malattia virale che colpisce unicamente i gatti e si presenta con una sindrome da immunodeficienza acquisita (AIDS dei felini).

La trasmissione avviene principalmente attraverso le ferite da morso e l’accoppiamento, meno frequentemente con l’uso comune di ciotole e lettiere (rispetto alla FeLV è una malattia meno contagiosa, infatti se in un ambiente convivono più gatti ed uno di loro è malato, non necessariamente trasmetterà l’infezione anche agli altri); il virus può anche diffondersi dalla madre ai gattini per via placentare e con l’allattamento.

Una volta che il gatto ha contratto l’infezione si ha un lungo periodo di latenza, durante il quale non si hanno sintomi clinici, ma il gatto risulta positivo ai test diagnostici e il suo sistema immunitario va in contro ad un graduale deterioramento. Questo porta alla comparsa della fase di immunodeficienza acquisita, che si manifesta con difficoltà dell’animale di superare efficacemente problemi di salute solitamente banali (un semplice “raffreddore”, un ascesso, ecc. impiegano molto più tempo per guarire e con molte più complicazioni), inoltre i microrganismi, che per un soggetto sano non sarebbero patogeni, per un gatto FIV positivo possono essere causa di gravi infezioni (es. emobartonellosi). In questi animali sono abbastanza comuni gravi stomatiti e sinusiti ricorrenti.

Solitamente i gatti con la FIV non muoiono a causa dell’infezione, ma eventualmente in seguito alle complicazioni che possono insorgere.
Per accertare la diagnosi viene fatto un prelievo di sangue al gatto e nell’arco di pochi minuti in ambulatorio viene effettuato il test.

Per combattere questa malattia attualmente non esiste né una terapia specifica efficace, né una profilassi vaccinale. Anche per i gatti che hanno contratto la FIV, proprio come quelli infetti da FeLV, è di fondamentale importanza mantenere un buono stato generale di salute e condurre una “vita regolare” (evitare zuffe e malattie banali, avere una adeguata alimentazione).


FeLV, Leucemia virale felina o Leucosi

È una delle malattie infettive più importanti del gatto.

È causata da un virus che colpisce solo ed esclusivamente i gatti e si trasmette attraverso il contatto prolungato con tutti i liquidi organici infetti:
- saliva e secrezioni nasali (condivisione di acqua e cibo, ferite da morso, toelettatura)
- sangue (ferite e trasfusioni)
-liquido seminale e secrezioni vaginali (accoppiamento)
- feci ed urine (anche se sono fonti di contagio meno frequenti visto che il virus non sopravvive nell’ambiente esterno).

La madre può trasmettere l’infezione ai gattini anche per via transplacentare e con l’allattamento.
In seguito al contagio alcuni gatti riescono a combattere efficacemente il virus, per cui l’infezione si risolve nell’arco di circa 2 mesi; in altri gatti invece, che non hanno una risposta immunitaria in grado di neutralizzare l’agente patogeno, l’infezione persiste. In questi casi si ha inizialmente una fase latente dell’infezione, della durata variabile da alcuni mesi a diversi anni, durante la quale l’animale è apparentemente sano, ma comunque positivo ai test diagnostici; successivamente l’infezione si riattiva causando il manifestarsi della malattia.

La FeLV può presentarsi con numerosissimi quadri clinici, tra i quali i più frequenti sono forme di incompetenza del sistema immunitario, sviluppo di linfomi, gravi forme di anemia, stomatiti, ecc., fino ad arrivare alla morte dell’animale.

Per poter fare la diagnosi è sufficiente fare un prelievo di sangue al gatto, per poi eseguire l’apposito test, che viene effettuato direttamente in ambulatorio nell’arco di 10 minuti.

Attualmente non esiste ancora una terapia specifica efficace, per questo motivo è fondamentale la prevenzione attraverso la vaccinazione. Data la gravità della malattia è fortemente consigliato vaccinare i gatti a rischio, ovvero tutti i gatti che hanno la possibilità di uscire di casa e di avere contatti con altri gatti potenzialmente infetti.

Per i gatti che invece hanno già contratto l’infezione è molto importante mantenere un buono stato generale di salute e condurre una “vita regolare” (evitare zuffe e malattie banali, avere una adeguata alimentazione), inoltre nelle forme sintomatiche è fondamentale aiutare l’animale con appropriate terapie di sostegno.


Toxoplasmosi

È una zoonosi (malattia trasmessa dagli animali all’uomo), causata da un parassita in grado di infettare tutte le specie a sangue caldo.
 l ciclo biologico del parassita è molto complesso e prevede l’evoluzione attraverso diversi stadi di sviluppo. Il gatto è l’ospite definitivo (in questa specie il parassita completa il ciclo biologico, cioè viene ingerito con il cibo, si moltiplica, si sviluppa attraverso tutti gli stadi evolutivi e può essere eliminato con le feci), mentre tutti gli altri animali, compreso l’uomo, sono ospiti intermedi (il parassita viene ingerito, si moltiplica causando l’infezione, può persistere in forma latente nei tessuti dell’ospite, ma non completa il ciclo biologico).
 
Le modalità di contagio sono:
1. ingestione del parassita attraverso acqua o cibo contaminato dalle feci di un gatto infetto
2. ingestione del parassita presente nella carne di animali infetti
3. infezione per via congenita, cioè passaggio del parassita dalla madre al feto attraverso la placenta.
Nel gatto la toxoplasmosi spesso passa inosservata, in quanto nel soggetto sano solitamente si manifesta con una passeggera forma di diarrea; forme più gravi, con interessamento oculare, nervoso, epatico o dell’apparato respiratorio, generalmente si riscontrano nei gattini che hanno contratto l’infezione congenita, oppure in soggetti debilitati a causa di altre patologie (FIV, FeLV, ecc.).

Nel cane l’infezione si può manifestare con sintomi respiratori, neuro-muscolari, oculari e gastroenterici. Come per il gatto le forme più gravi colpiscono i cuccioli infettati per via congenita, oppure soggetti affetti da altre malattie (cimurro, ecc).
Nell’uomo solitamente la toxoplasmosi decorre in forma asintomatica o con sintomatologia lieve, caratterizzata da febbre e ingrossamento dei linfonodi. Superata l’infezione si sviluppa una immunità che protegge la persona da successivi contatti con il parassita.

La toxoplasmosi nell’uomo può essere pericolosa in 2 casi:
- soggetti immunodepressi (HIV positivi, ecc.)
- donne in gravidanza che contraggono per la prima volta l’infezione; in questi casi, mancando una risposta immunitaria efficace, il parassita può migrare attraverso la placenta e infettare il feto. I problemi più gravi (alterazioni a carico del sistema nervoso del feto e anche aborto) si possono verificare quando l’infezione viene contratta nei primi mesi di gravidanza, in seguito i rischi si riducono leggermente.

Spesso viene consigliato (se non addirittura ordinato) alle future mamme di allontanare da casa il gatto e a volte anche il cane per evitare di contrarre la malattia. Queste indicazioni non sono assolutamente esatte e creano un inutile panico nelle famiglie dove vive un animale.

A questo riguardo le informazioni importanti da sapere sono:
- è impossibile contrarre l’infezione dal cane
- per contrarre l’infezione dal gatto devono sussistere alcune condizioni:
o il gatto deve essere infetto, e deve essere anche nella fase dell’infezione in cui elimina il parassita con le feci
o parassita contenuto nelle feci appena emesse non è infettante, ma impiega 2-5 giorni per diventarlo, per cui solo dopo questo periodo di tempo le feci del gatto rappresentano una fonte di infezione
- è molto frequente contrarre l’infezione mangiando la carne cruda o poco cotta di animali infetti (bistecca al sangue, salumi, insaccati, ecc.) o la verdura dell’orto contaminata dalle feci infette del gatto
- buona norma lavarsi bene le mani dopo aver pulito la lettiera del gatto o aver fatto giardinaggio.

Per diagnosticare la toxoplasmosi nei nostri amici a quattro zampe è necessario fare un prelievo di sangue, che viene poi mandato al laboratorio di referenza dove viene eseguita la titolazione anticorpale.

In caso di risultato positivo può essere iniziata una terapia farmacologica, che risulta molto efficace nel combattere il parassita in forma attiva, molto meno nei confronti della forma incistata nei tessuti; in genere la durata del trattamento è abbastanza lunga.

Leishmaniosi 

E’ una malattia causata da un protozoo, che colpisce principalmente il cane, ma che può interessare anche i canidi selvatici, i roditori, meno frequentemente il gatto e l’uomo (è una zoonosi). 

La trasmissione del parassita avviene attraverso un ospite vettore: il flebotomo (la trasmissione diretta da animale infetto ad animale sano è abbastanza rara e si può verificare in seguito a trasfusioni di sangue infetto).

Il flebotomo facendo il suo pasto di sangue su un animale malato ingerisce il protozoo, che nell’organismo dell’insetto si moltiplica e si trasforma nella forma infettante; successivamente il flebotomo pungendo un animale sano gli trasmette il parassita.

La leishmaniosi canina è una malattia molto complessa sia per la variabilità delle manifestazioni cliniche, che per la difficoltà della diagnosi e della gestione della terapia.

La gravità e la variabilità delle manifestazioni cliniche dipendono sia dalla patogenicità del parassita che dall’efficacia della risposta immunitaria dell’ospite, infatti una parte degli animali che vengono infettati riescono a controllare o addirittura ad eliminare l’infezione, gli altri invece si ammalano.

Esistono 2 forme di leishmaniosi canina:
. cutanea (la più comune), caratterizzata da mantello opaco, forfora, ispessimento del tartufo, imbiancamento del pelo, unghie lunghe, il tipico aspetto del “cane vecchio”.
· viscerale (un pò meno frequente ma più grave), che colpisce principalmente gli organi interni con conseguenti danni renali, epatici, anemia, problemi di coagulazione, gastrointestinali, ecc.

In entrambi i casi si può avere anche aumento di volume dei linfonodi e dimagrimento.
La diagnosi di positività alla leishmaniosi può essere fatta molto semplicemente e in pochi minuti con un comodo test da eseguire in ambulatorio utilizzando il sangue del cane ma non è sufficiente per decidere se iniziare la terapia perché, come spiegato in precedenza ci sono animali che anche se positivi riescono a superare l’infezione spontaneamente senza ammalarsi.

Quindi la cosa importante non è sapere se il cane è positivo, ma è fare una valutazione generale delle sue condizioni (attraverso la titolazione anticorpale, l’esame citologico del linfonodo, gli esami del sangue e delle urine) che ci dice qual’è la gravità dell’infezione e lo stato di salute dell’animale, tutte informazioni indispensabili per decidere se è necessario intraprendere la terapia e di conseguenza impostare il piano terapeutico più appropriato per il paziente.

Il trattamento solitamente comprende sia dei farmaci specifici per distruggere il parassita o impedirne la moltiplicazione nell’organismo (antimoniali, miltefosine, allopurinolo, ecc. ), sia nei casi più gravi anche una terapia di sostegno e sintomatica per cercare di bloccare il danno causato dall’infezione nell’organismo e accelerare la ripresa. Con la terapia i sintomi dovrebbero migliorare o scomparire del tutto, ma indipendentemente dal protocollo terapeutico utilizzato non si avrà mai la totale e completa guarigione dall’infezione, per questo motivo dopo un periodo di tempo variabile si possono avere delle ricadute.

In Italia non esiste ancora un vaccino efficace per la prevenzione di questa malattia, pertanto gli unici accorgimenti utili che si possono adottare per prevenire la diffusione dell’infezione hanno lo scopo di impedire al flebotomo di pungere il nostro cane (nel periodo estivo usare spray o collari repellenti contro gli insetti e tenere l’animale in un posto riparato con zanzariere soprattutto all’alba e al tramonto, che sono i momenti in cui il flebotomo è più attivo).

Anche se si tratta di una zoonosi, i proprietari di cani affetti da leishmaniosi non devono allarmarsi perché l’uomo rappresenta un ospite occasionale e soprattutto non serve allontanare il cane da casa perché la trasmissione non avviene per contatto diretto ma attraverso l’insetto. 


 
03/06/2015
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